Trovare un primo lavoro a tempo indeterminato dopo gli studi dipende da tre fattori: un CV costruito sulle prove concrete (tirocini, progetti, certificazioni), la scelta dei canali di ricerca giusti — inclusi apprendistato e Centri per l'Impiego — e una preparazione solida al colloquio. Il mercato italiano resta selettivo, ma i dati più recenti mostrano che la quota di neolaureati con un contratto stabile cresce nel tempo. Ecco come muoversi, passo dopo passo.
Come sta andando oggi il mercato del primo lavoro in Italia?
Il mercato si è irrigidito rispetto a qualche anno fa, ma non è bloccato. Secondo l'Istat, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) si attesta al 15,1% a maggio 2026, in calo rispetto ai mesi precedenti, mentre il tasso di disoccupazione generale è al 5,0%.
Guardando ai laureati, il quadro tracciato da AlmaLaurea nel Rapporto 2025 è nel complesso positivo: il tasso di occupazione a un anno dal titolo raggiunge il 78,6%, il valore più alto dell'ultimo decennio. A un anno dalla laurea, il 39,5% dei laureati di primo livello occupati ha già un contratto a tempo indeterminato (29,8% per i laureati di secondo livello); a cinque anni dal titolo, questa quota sale al 73,9% per il primo livello e al 54,6% per il secondo livello.
Cosa significa per voi: il tempo indeterminato non arriva sempre al primo contratto, ma diventa la norma con il tempo, a patto di costruire un percorso coerente dai primi tirocini. Le retribuzioni seguono lo stesso trend: 1.492 euro netti mensili in media a un anno dal titolo per i laureati di primo livello, 1.488 euro per quelli di secondo livello (AlmaLaurea, 2025).
Come costruire un CV efficace senza esperienza lavorativa?
Non avere ancora un contratto a tempo indeterminato o determinato alle spalle non è un problema: chi legge il vostro CV cerca prove che avete già lavorato in un contesto impegnativo, anche accademico.
1. Scrivete un profilo professionale di 2-3 righe. Riassume il vostro percorso e l'obiettivo. Esempio: «Laureato/a in Economia aziendale, specializzato/a in analisi finanziaria, alla ricerca di una prima posizione da analista in un ambiente data-driven.»
2. Presentate i tirocini come vere esperienze professionali. Aggiungete risultati misurabili quando possibile. Esempio: «Realizzazione di un cruscotto mensile utilizzato da 3 responsabili, riduzione dei tempi di reporting da 4 giorni a 1 giorno.»
3. Valorizzate progetti universitari e attività extracurricolari. Una business case competition, una tesi con applicazione pratica, un'associazione studentesca: sono dimostrazioni concrete di competenze trasferibili (gestione di progetto, lavoro in team, capacità di risolvere problemi).
4. Indicate certificazioni e strumenti padroneggiati. Software, linguaggi di programmazione, certificazioni riconosciute (Google Analytics, certificazioni linguistiche, ecc.): dimostrano una competenza verificabile, non solo dichiarata.
Se preferite partire da una base già strutturata, potete creare il vostro CV a partire da un modello e compilarlo con le vostre esperienze.
Come superare i filtri ATS con il proprio CV?
Un ATS (Applicant Tracking System, il software di gestione delle candidature) è lo strumento che molte aziende italiane usano per filtrare automaticamente i CV prima che un recruiter li legga. In pratica, cerca alcune parole chiave nel documento e scarta le candidature che non le contengono.
Per non essere escluso senza motivo:
Rileggete l'offerta e individuate le 5-8 parole chiave più ricorrenti (competenze, software, titolo della posizione).
Riprendete queste parole chiave nel CV, nelle sezioni dove hanno senso (esperienze, competenze, profilo).
Evitate tabelle complesse o colonne multiple, che alcuni ATS non leggono correttamente.
Personalizzare ogni candidatura richiede tempo, ma è ciò che fa la differenza tra un CV che passa il filtro e uno che finisce scartato prima ancora di essere letto da una persona.
L'apprendistato è davvero un buon punto di partenza?
Sì, e in Italia ha un vantaggio giuridico spesso sottovalutato: l'apprendistato è per legge un contratto a tempo indeterminato (art. 41, D.Lgs. 81/2015), con una fase formativa la cui durata dipende dal contratto collettivo applicato. Alla fine del periodo formativo, se nessuna delle due parti comunica il recesso per iscritto, il rapporto continua automaticamente come tempo indeterminato ordinario, mantenendo l'anzianità già maturata.
In pratica, questo significa che:
L'apprendistato non è una parentesi a termine come un tirocinio: è già un contratto stabile, con una retribuzione progressiva (spesso dal 60% della paga piena nel primo anno, in crescita nel tempo).
Le aziende con più di 50 dipendenti possono assumere nuovi apprendisti solo se hanno confermato almeno il 20% degli apprendisti dei 36 mesi precedenti: un indicatore che vale la pena verificare prima di candidarsi, perché segnala aziende che investono davvero nella formazione.
Per chi esce dagli studi, valutare un'offerta in apprendistato al pari di un'offerta a tempo indeterminato "classico" è spesso una scelta più realistica che scartarla a priori.
Dove cercare il primo lavoro nel 2026?
I canali si sono moltiplicati, ma non tutti sono ugualmente efficaci per chi non ha ancora esperienza:
LinkedIn : attivate il segnale «Open to work», completate ogni sezione del profilo (titolo, riepilogo, competenze). È oggi il canale più usato dai recruiter italiani per individuare candidati.
Centri per l'Impiego (CPI) : offrono orientamento gratuito, colloqui di profilazione e accesso al Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), che ha sostituito Garanzia Giovani per l'accompagnamento dei giovani verso l'occupazione.
Portali specializzati per laureati e neodiplomati (InfoJobs, Indeed, portali di settore) : utili per filtrare rapidamente le offerte adatte al proprio profilo ed esperienza.
Ufficio placement dell'università : spesso sottoutilizzato, mette in contatto diretto con aziende partner e organizza career day mirati ai neolaureati.
Molte opportunità non passano da un'offerta pubblicata online: si trovano tramite candidature spontanee mirate o passaparola. Due leve da attivare in parallelo alle piattaforme:
Attivate la rete di contatti universitari : docenti, tutor di tirocinio, alumni già inseriti nel settore che vi interessa. Un contatto che vi presenta cambia spesso l'esito di una candidatura.
Inviate candidature spontanee mirate : identificate 10-15 aziende che vi interessano davvero, scrivete direttamente a un responsabile di funzione piuttosto che a un indirizzo HR generico, e appoggiatevi a un argomento specifico legato all'azienda.
La lettera di motivazione serve ancora per il primo lavoro?
Dipende dal contesto, ma resta utile in diversi casi concreti: concorsi pubblici, tirocini strutturati, grandi aziende con processi di selezione formalizzati, o quando volete spiegare un percorso di studi non lineare.
Per renderla efficace:
Strutturatela in tre paragrafi: un'apertura contestualizzata (perché questa posizione, perché questa azienda), una dimostrazione di valore appoggiata su un esempio concreto, un invito al colloquio.
Evitate formule generiche come «sono molto motivato/a a lavorare nella vostra azienda» senza un argomento specifico: non aggiungono nulla alla candidatura.
Se il vostro percorso è atipico, usate la lettera per spiegare la coerenza del vostro progetto professionale — è spesso l'elemento che il CV da solo non riesce a comunicare.
Potete generare una traccia personalizzata con il nostro strumento per la lettera di motivazione, da adattare poi a ogni candidatura.
Come affrontare un colloquio senza esperienza lavorativa?
Preparate la risposta a «Parlami di te». Una struttura semplice funziona bene per una prima posizione:
30 secondi sul percorso di studi e su cosa vi ha insegnato concretamente a fare.
60 secondi sulle due esperienze più significative (tirocini, progetti), con un risultato a supporto.
30 secondi su perché questa posizione, perché questa azienda, cosa potete portare.
Valorizzate i tirocini con il metodo STAR. Questo metodo consiste nel descrivere una Situazione, il Task da svolgere, l'Azione intrapresa e il Risultato ottenuto. Trasforma un tirocinio ordinario in una dimostrazione di competenza concreta. Esempio: «Durante il tirocinio dovevo verificare la coerenza dei dati del CRM prima di una rinegoziazione contrattuale (situazione/task). Ho creato una procedura di controllo incrociato con il team commerciale (azione). Risultato: 94% dei dati validati in tre settimane, contratti rinegoziati nei tempi previsti (risultato).»
Preparate domande pertinenti da porre al recruiter. Mostra una motivazione reale e la capacità di proiettarsi nel ruolo. Ad esempio: «Quali sono i criteri di successo per questa posizione a sei mesi?» oppure «Come funziona l'inserimento dei nuovi colleghi?»
Conviene accettare un tirocinio o un tempo determinato per iniziare?
Può essere una scelta strategica, a patto che resti temporanea e ragionata. I dati AlmaLaurea mostrano che il tempo indeterminato cresce progressivamente con gli anni dalla laurea: se all'inizio prevalgono tirocini, contratti formativi e tempo determinato, la situazione si stabilizza nel tempo per la maggioranza dei laureati.
Alcune piste da valutare secondo la vostra situazione:
Un tirocinio retribuito in un'azienda che vi interessa può diventare un trampolino verso un'assunzione, soprattutto se l'azienda assume regolarmente al termine dei percorsi di stage.
Un contratto a tempo determinato in un settore prioritario per la vostra carriera può valere più di un tempo indeterminato in un contesto senza prospettive di crescita.
Un apprendistato, come visto sopra, offre spesso più stabilità giuridica di quanto sembri a prima vista.
Queste scelte restano vostre: l'obiettivo non è accettare qualsiasi proposta, ma valutare ogni opportunità in base alle vostre priorità del momento.
Quali strumenti pubblici aiutano chi cerca il primo lavoro?
I Centri per l'Impiego (CPI) offrono un accompagnamento gratuito, in particolare attraverso il Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), che ha preso il posto di Garanzia Giovani dal 2024:
Colloquio di profilazione gratuito, per individuare il percorso più adatto (reinserimento diretto, upskilling, reskilling).
Percorsi di formazione finanziati, utili per acquisire competenze specifiche richieste dal mercato locale.
Patto di Servizio Personalizzato, che struttura il percorso di accompagnamento con il CPI di riferimento.
Questi servizi sono gratuiti e possono essere attivati in parallelo alla vostra ricerca autonoma.
Cosa ricordare
Il tempo indeterminato non è la norma al primo contratto, ma lo diventa progressivamente: la costanza nel percorso conta più della rapidità del primo sì.
L'apprendistato è già, per legge, un contratto a tempo indeterminato con una fase formativa: non scartatelo per principio.
Personalizzate ogni candidatura con le parole chiave dell'offerta: gli ATS filtrano prima dei recruiter umani.
La rete universitaria e le candidature spontanee mirate completano utilmente le piattaforme di offerte.
Il metodo STAR trasforma i vostri tirocini in dimostrazioni di competenza concrete durante il colloquio.
I Centri per l'Impiego e il Programma GOL offrono un accompagnamento gratuito, anche in parallelo alla vostra ricerca.
Domande frequenti
Conviene rivolgersi al Centro per l'Impiego per il primo lavoro? Sì. Il colloquio di profilazione è gratuito e dà accesso al Programma GOL, che offre percorsi personalizzati di orientamento, formazione o accompagnamento diretto verso l'occupazione, indipendentemente dal fatto che abbiate già maturato esperienza.
Si può negoziare lo stipendio per una prima posizione? Sì, entro i limiti fissati dal contratto collettivo applicato. Informatevi sulle fasce retributive del vostro settore (dati AlmaLaurea, contratti collettivi di riferimento) e presentate una richiesta realistica appoggiata sulle vostre competenze specifiche.
L'apprendistato conta come esperienza lavorativa vera? Sì. È un contratto di lavoro subordinato a tutti gli effetti, con relativa anzianità, TFR e tutele. La sola differenza rispetto a un tempo indeterminato "classico" è la fase formativa iniziale, prevista dal contratto collettivo.
Il tempo indeterminato è l'unico obiettivo da porsi appena finiti gli studi? No. Un tirocinio o un tempo determinato in un'azienda che forma bene può valere più di un tempo indeterminato senza prospettive di crescita. L'essenziale è costruire una prima esperienza solida che apra la strada al percorso successivo.
Come usare LinkedIn in modo efficace da neolaureato? Completate l'intero profilo (titolo, riepilogo, competenze, formazione) e attivate il segnale «Open to work», visibile solo ai recruiter. Pubblicare regolarmente contenuti legati al proprio settore può inoltre migliorare la visibilità verso recruiter attivi.
Per costruire una candidatura solida a ogni fase, la nostra rubrica Lavoro & Mercato raccoglie consigli pratici sulla ricerca del primo impiego, settore per settore.
Se volete partire da una base pronta, potete lasciare che l'IA generi una prima versione del vostro CV, da rivedere e personalizzare prima dell'invio.